
Il legame (inaspettato) tra olfatto, rischio cardiovascolare e malattie neurodegenerative
Quando pensiamo alla salute del nostro cuore o del nostro cervello, la nostra attenzione si concentra solitamente su parametri evidenti come la pressione sanguigna o i tremori. Eppure, un segnale d'allarme precoce potrebbe nascondersi in una funzione apparentemente distante: il nostro senso dell'olfatto.
Secondo uno studio pubblicato su Jama (la prestigiosa rivista medica scientifica internazionale pubblicata dall'American Medical Association ), la perdita della capacità olfattiva nelle persone anziane è associata a un rischio più elevato di sviluppare eventi cardiovascolari.
Una ricerca condotta su oltre 5.000 adulti ha dimostrato che un olfatto compromesso si traduce in una più alta incidenza di problemi cardiaci nei primi anni di osservazione. Ma, come vedremmo il cuore non è l'unico organo coinvolto.
L'infiammazione sistemica come ‘nemico’ comune
Molte patologie cardiovascolari nascono da un persistente stato infiammatorio, favorito da fattori come fumo, sedentarietà, obesità e diabete. Questa infiammazione danneggia progressivamente l'endotelio (il rivestimento interno dei vasi sanguigni), aprendo la strada ad aterosclerosi, infarto e ictus
Anche il sistema olfattivo, essendo estremamente sensibile e dipendente da una corretta microcircolazione, può subire i danni di questo ambiente biologico alterato: se l'infiammazione compromette questi equilibri, l'olfatto può ridursi
Il peso dello stress cronico sul sistema nervoso
L'olfatto è intimamente collegato alle aree del cervello che regolano le emozioni e la risposta allo stress. Il cuore è l'organo maggiormente associato alla sfera emotiva e allo stress. Se una persona vive in uno stato di allerta o conflitto cronico non riconosciuto, il corpo ne risente: la difficoltà persistente di percepire o riconoscere ciò che ci mette sotto pressione si può tradurre in un sovraccarico fisico prolungato che aumenta il rischio cardiovascolare.
Quando lo stress diventa una condizione costante, il nostro corpo rimane in modalità "allerta": aumentano il battito cardiaco, la pressione e la produzione di ormoni come il cortisolo e l'adrenalina. Nel tempo, questa attivazione continua danneggia i vasi sanguigni e impatta sulla delicata funzione olfattiva, che è sensibile ai cambiamenti della regolazione nervosa. Non è quindi la perdita dell'olfatto a far ammalare il cuore, ma entrambi riflettono un organismo sottoposto a stress prolungato
Lo stile di vita
Il collegamento tra l'anosmia e la salute vascolare passa inevitabilmente attraverso le nostre abitudini. Il fumo, ad esempio, irrita i recettori nasali ed è uno dei maggiori fattori di rischio per infarti e ictus. Allo stesso modo, una dieta ricca di zuccheri e grassi 'ultraprocessati' o una forte sedentarietà favoriscono l'infiammazione e il danno vascolare, creando un terreno biologico sfavorevole che si ripercuote anche sui tessuti olfattivi. Entrambe le problematiche emergono come conseguenze delle medesime abitudini nocive
Il campanello d'allarme per il morbo di Parkinson.
Oltre al rischio cardiovascolare, la perdita dell'olfatto (iposia o anosmia) è oggi ampiamente riconosciuta dalla comunità scientifica come uno dei primissimi sintomi prodromici del morbo di Parkinson e di altre patologie neurodegenerative. Spesso, la diminuzione della capacità di percepire gli odori si manifesta anni, o addirittura decenni, prima della comparsa dei tipici sintomi motori come il tremore o la rigidità muscolare. Questo accade perché le alterazioni patologiche associate al Parkinson (come l'accumulo della proteina alfa-sinucleina) iniziano frequentemente proprio nel bulbo olfattivo e nelle vie nervose inferiori, ben prima di raggiungere la substantia nigra nel cervello.
Concludendo, un calo dell'olfatto non è semplicemente un problema del naso, ma può rappresentare un prezioso campanello d'allarme inviatoci dall'intero organismo. Naturalmente, questa chiave interpretativa non intende sostituirsi a uno screening medico ma, al contrario, ci invita ad ascoltare i segnali che ci dà il nostro corpo prima che si trasformino in malattia, spingendoci a prenderci cura di noi stessi considerando, seriamente, di consultare uno specialista.
